Coniuge divorziato e diritto al TFR - Avv. Stefania Cita

Il trattamento di fine rapporto (tfr) consiste in una somma accantonata mensilmente tramite una trattenuta sullo stipendio, che verrà restituita al lavoratore per intero, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, qualunque sia la causa.
In caso di divorzio, l'ex lavoratore ha il dovere di versare all'ex coniuge una quota del tfr in misura del 40% ma in proporzione agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Ad esempio, se il tfr ammonta a 1000€ a fronte di 10 anni di versamenti, l'ex coniuge avrà diritto fino a 400 €. Se però il matrimonio è durato solo 6 dei 10 anni durante i quali sono stati effettuati i versamenti (o trattenute), l'ex coniuge dovrà percepire solo 240 €.
Inoltre il diritto a tale percentuale sul ftr da parte dell'ex coniuge, matura solo nel momento in cui questi è già percettore di un assegno divorzile scadenzato, cioè solo se si trova nelle condizioni di cui all'art. 5 della Legge 898 del 1970 (non autosufficiente e che non risulti unito in seconde nozze). 
Il diritto alla percezione della quota del tfr da parte del coniuge divorziato viene inoltre a cadere, 
- nel caso in cui la somma relativa agli alimenti gli sia stata corrisposta in un'unica soluzione;
- qualora il tfr sia maturato prima del perfezionamento del divorzio, il diritto avverrà in giudicato e sarà esposto in sentenza.
Se invece il tfr matura dopo il divorzio, il coniuge interessato dovrà reclamare il proprio diritto tramite istanza in tribunale. Ovviamente tale beneficio gli verrà accordato solo se in condizioni di cui all'art. 5, cioè se percepisce un assegno divorzile periodico e se nel frattempo non è convolato a nuove nozze.
In caso di decesso del coniuge che ha maturato il tfr, la somma relativa rientra nell'asse ereditario e sarà suddivisa fra gli eredi del de cuius (sentenza n. 4867/2006).



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Patrocinio a spese dello Stato - Avv. Stefania Cita

Cos'è il patrocinio a spese dello Stato
In linea con quanto disposto dall'articolo 24 della Costituzione, il patrocinio a spese dello Stato è uno degli strumenti di tutela che il nostro ordinamento riconosce ai non abbienti, a garanzia del diritto all'azione e alla difesa davanti a ogni autorità giurisdizionale. Questo istituto permette infatti di addossare allo Stato - in presenza di determinati requisiti - le spese di giustizia derivanti dall'esercizio di azioni civili, penali e amministrative, nonché quelle derivanti dal difendersi dalle altrui pretese nelle stesse sedi. Attualmente, la normativa di riferimento in materia di patrocinio a spese dello Stato è contenuta nel Testo Unico Spese di Giustizia (d.p.r. 115/2002), che ha assorbito interamente le norme precedenti a riguardo modificandone il volto. L'attuale finalità dell'istituto, infatti, è sì rivolta a determinare condizioni di uguaglianza nella tutela dei diritti e degli interessi legittimi, ma non impone più alla classe forense l'obbligo di svolgere attività gratuita, di natura onorifica, a favore dei non abbienti. Il diritto all'azione e alla difesa è, in questo modo, salvaguardato senza andare a discapito del diritto al compenso del difensore. Gli onorari del difensore saranno liquidati facendo riferimento ai valori medi delle tariffe professionali.

Quali sono i requisti di ammissione al patrocinio a spese dello Stato
L'ammissione al patrocinio a spese dello Stato è ammessa in ogni stato e grado del processo a determinati soggetti. Nel processo penale possono presentare istanza l'imputato, l'indagato e il condannato, ma anche il danneggiato che intenda costituirsi parte civile in giudizio, il responsabile civile e il civilmente obbligato al pagamento della pena pecuniaria. Nei processi civili, tributari e amministrativi potrà invece farne richiesta ogni cittadino non abbiente, purché le sue ragioni non risultino manifestamente infondate. Alla condizione del cittadino è equiparata la condizione di stranieri residenti in Italia, apolidi ed enti e associazioni senza scopo di lucro.
Questi requisiti soggettivi, in ogni caso, devono associarsi a un imprescindibile requisito patrimoniale. Chi fa richiesta di ammissione al patrocinio deve avere un reddito non superiore a 11.528 euro, risultante dall'ultima dichiarazione e calcolato ai fini dell'Imposta Personale sul Reddito.
Determinate circostanze, infine, escludono dal beneficio nonostante la presenza dei requisiti soggettivi e patrimoniali. Tra le cause di esclusione si annoverano le condanne per determinate tipologie di reato, come quelli riguardanti la materia tributaria o i reati di associazione mafiosa.

Come effettuare la richiesta
Nel pieno rispetto dei principi generali del nostro ordinamento, la legge prevede che il non abbiente possa scegliere liberamente il proprio difensore da un elenco di professionisti che presentino i necessari requisiti. Nel processo penale, l'istanza dovrà essere rivolta al giudice adito e sottoscritta dal richiedente, con sottoscrizione autenticata dal difensore stesso. La domanda dovrà contenere le dichiarazioni patrimoniali necessarie a valutare la presenza dei requisiti per l'ammissione. Eventuali falsità nelle dichiarazioni potranno comportare la reclusione da uno a cinque anni e una multa da 309 a 1550 euro.
Queste regole si applicano anche ai processi civili ma, in questo caso, l'istanza dovrà essere proposta al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati competente presso l'organo giudiziario adito. In caso di rigetto dell'istanza la richiesta potrà essere riproposta al giudice competente, che deciderà unitamente al merito.
Tra le spese ricomprese nel beneficio, accanto agli onorari del difensore, si annoverano le spese necessarie per l'audizione dei testimoni e gli onorari di consulenti tecnici di parte e investigatori privati. Le copie necessarie degli atti del procedimento, infine, saranno rilasciate gratuitamente.
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Negoziazione Assistita - Avv. Stefania Cita

La negoziazione assistita è stata introdotta nel 2014 dal governo Renzi, per alleggerire i processi civili ancora in corso e quelli futuri che potevano gravare ulteriormente sulla situazione già precaria dei tribunali, che non riescono a smaltire la cause.La negoziazione assistita è una forma di conciliazione per mettere d'accordo le parti senza comparire davanti al giudice. Ognuno dei due coniugi dovrà avere un legale diverso al quale affiderà eventuale mandato ed il tempo necessario per completare la pratica è di circa dieci giorni. Nel caso del divorzio o separazione, i coniugi eleggeranno i rispettivi legali e si incontreranno previo appuntamento da loro accompagnati. Durante questo incontro dovranno discutere delle loro problematiche, cercando di risolvere nel modo che sia gradito a entrambi, con l'aiuto della mediazione degli avvocati. Se la negoziazione assistita ha successo, i coniugi possono continuare sulla strada del divorzio breve consensuale, mentre se questa fallisce si procede con il divorzio giudiziale.
Questa procedura semplificata può essere usata per:
- provvedimenti di separazione personale dei coniugi;
-provvedimenti per la cessazione degli effetti civili del matrimonio, scioglimento del matrimonio (divorzio), se è trascorso il periodo stabilito per legge;
- provvedimenti che modificano gli accordi di separazione o di divorzio.
La semplificazione della procedura è rilevante: è necessario recarsi da un avvocato e stipulare un accordo in forma scritta. Questo deve essere trasmesso al Pubblico Ministero del tribunale competente entro 10 giorni, in seguito a nulla osta, l'avvocato deve obbligatoriamente trasmettere una copia autentica dell'accordo all'Ufficiale di Stato Civile del Comune presso il quale il matrimonio è stato iscritto o trascritto. L'Ufficiale provvederà quindi ad annotare lo stesso nei registri. 
Prima della conversione in legge questo procedimento era attuabile solo in assenza di figli minorenni, maggiorenni non indipendenti economicamente o con grave handicap, con la conversione in legge, invece, è sempre attuabile, ma in presenza di figli che si trovino nelle condizioni prima esaminate, il p.m deve valutare la rispondenza dell'accordo agli interessi degli stessi. Nel caso in cui ravveda una lesione di tali interessi deve trasmettere l'accordo al Presidente del tribunale che a sua volta deve convocare i coniugi.
L'accordo così stipulato ha la stessa efficacia dei provvedimenti giudiziali susseguenti ad un procedimento di separazione personale o di cessazione degli effetti civili del matrimonio.
E' necessaria la presenza di un avvocato per ciascun coniuge.




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DIvorzio Breve - Avv. Stefania Cita

Dal 26 maggio del 2015 è possibile separarsi e divorziare in tempi nettamente più brevi rispetto ai 3 anni richiesti in passato.
Sono stati necessari 30 anni per arrivare a ridurre i tempi di divorzio a un anno o a sei mesi, in base ai casi ed alla situazione familiare.
Il divorzio con la legge 55/2015 può avvenire in sedi e modalità diverse. Le stesse hanno un aspetto fondamentale che in parte può dirsi in comune, che è quello di rivolgersi a un avvocato. Nella formula classica si parla di divorzio giudiziale e divorzio consensuale.
Il divorzio giudiziale è quello che vede la coppia comparire davanti al giudice espandendo le proprie ragioni di dissenso in relazione alla volontà di porre fine al matrimonio. In questo caso ci vorrà un anno dalla separazione per poter chiedere il divorzio, in riferimento al fatto che uno dei due coniugi non è d'accordo a concedere il divorzio, non è presente il giorno della convocazione o comunque si disinteressa totalmente della richiesta stessa di divorzio.Si dice "giudiziale" in quanto il procedimento, nonostante si complichi ulteriormente, va avanti anche senza il consenso di uno dei coniugi.
Per quanto riguarda il divorzio consensuale, questo vede i due coniugi in accordo e richiede solo SEI mesi dalla separazione per poterlo richiedere.
La cessazione della comunione dei beni
La legge sul divorzio breve ha anche introdotto la novità riguardante la cessazione della comunione dei beni in tempi altrettanto brevi.
Fino al 2015 questa si otteneva con la sentenza di separazione passata in giudicato, mentre oggi è valida a partire dalla prima udienza di comparizione. Il momento preciso dal quale i coniugi non vivono più in comunione dei beni è quando il Presidente del Tribunale darà loro il consenso di vivere in abitazioni diverse. 
Il divorzio breve in comune
Il divorzio breve può avvenire anche nel comune dove è stato celebrato il matrimonio, davanti al sindaco o a un funzionario facente funzioni o delegato per l'occasione.
In questo caso non è necessario eleggere un legale rappresentante per nessuno dei 2 coniugi.
I coniugi possono cambiare le condizioni del divorzio, separarsi e divorziare dichiarandolo davanti al sindaco e firmando gli atti correlati.
Questa forma di divorzio breve è possibile però soltanto in casi particolari.
La coppia non deve avere figli minori, che siano affetti da handicap, o che siano comunque non autosufficienti economicamente anche se maggiorenni e che risultano a tutti gli effetti appartenenti al nucleo familiare e quindi presenti sullo stato di famiglia. Non è possibile neppure nel caso i figli, maggiorenni o minorenni, abbiano bisogno di tutela.
Nel caso in cui queste condizioni di impedimento non sussistano, il divorzio davanti al sindaco sarà effettivo dopo 6 mesi dalla firma, senza la presenza degli avvocati o una sentenza davanti al Presidente del Tribunale.
La negoziazione assistita
La negoziazione assistita è stata introdotta nel 2014 dal governo Renzi, per alleggerire i processi civili ancora in corso e quelli futuri che potevano gravare ulteriormente sulla situazione già precaria dei tribunali, che non riescono a smaltire la cause.
La negoziazione assistita è una forma di conciliazione per mettere d'accordo le parti senza comparire davanti al giudice.
Ognuno dei due coniugi dovrà avere un legale diverso al quale affiderà eventuale mandato ed il tempo necessario per completare la pratica è di circa dieci giorni. Nel caso del divorzio o separazione, i coniugi eleggeranno i rispettivi legali e si incontreranno previo appuntamento da loro accompagnati. Durante questo incontro dovranno discutere delle loro problematiche, cercando di risolvere nel modo che sia gradito a entrambi, con l'aiuto della mediazione degli avvocati. Se la negoziazione assistita ha successo, i coniugi possono continuare sulla strada del divorzio breve consensuale, mentre se questa fallisce si procede con il divorzio giudiziale.


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Divorzio Giudiziale - Avv. Stefania Cita

La legge in vigore prevede la possibilità di divorzio consensuale o di divorzio giudiziale solo dopo che siano trascorsi dodici mesi dall'udienza di separazione, in questo lasso di tempo i coniugi sono ancora sposati e quindi non possono contrarre nuovo matrimonio. Trascorso il termine citato, i coniugi, o uno di essi, può chiedere il divorzio.
Il divorzio consensuale o congiunto prevede un accordo tra le parti, con richiesta di ratifica al tribunale competente tramite un ricorso. Il ricorso in questo caso può essere introdotto anche da un unico avvocato che tutela, o dovrebbe tutelare, gli interessi di entrambi i coniugi e, se vi sono, dei figli.
Il secondo, cioè il divorzio giudiziale, può essere introdotto anche da un solo coniuge, prevede un vero e proprio processo civile con un contraddittorio tra le parti volto ad accertare responsabilità e a definire le condizioni, dopo aver ascoltato le parti e raccolto prove. E' evidente che la durata aumenta.
E' evidente fin dalla premessa che il divorzio consensuale è possibile laddove le parti arrivino alla fine del matrimonio con una litigiosità non elevata o meglio nulla, mentre il divorzio giudiziale è necessario quando le parti non sono d'accordo sui fatti salienti riguardanti la gestione dei rapporti dopo il matrimonio come il mantenimento, l'assegnazione della casa, la collocazione dei figli, le visite dei figli e i relativi oneri di mantenimento e loro ammontare. 
Altro elemento da valutare è l'addebito del divorzio e le colpe, queste vi sono quando uno dei coniugi con il suo comportamento contrario ai doveri coniugali ha fatto venir meno l'affectio maritalis. In caso di addebito, il coniuge, seppur in posizione economica debole, ha diritto solo agli alimenti, se ne sussistono i presupposti, e non anche all'assegno di mantenimento, per questo è rilevante la pronuncia di addebito che solo in seguito ad una separazione/divorzio giudiziale vi può essere.
Se il divorzio consensuale ha il vantaggio di richiedere tempi minori, molti sono i vantaggi di un divorzio giudiziale. Spesso, infatti, i coniugi non sono nella stessa posizione economica e psicologica e la parte debole del rapporto, sopraffatta dal dolore o magari da una sudditanza psicologica, tende ad accettare le condizioni inique che l'altra parte detta, senza rendersi conto delle conseguenze nefaste anche per il futuro che tale accettazione comporta. 
Questo non accade con il divorzio giudiziale in cui vengono ponderati i fatti che portano alla cessazione del legame tra i coniugi e le relative posizioni, tenendo conto anche dei fatti addotti e dalla prove raccolte. In sintesi il divorzio giudiziale permette di analizzare la situazione della famiglia 360° per una tutela completa di tutti.
Il giudice deve anche valutare la posizione rispetto agli eventuali figli stabilendo la collocazione, le visite, gli assegni dovuti per il mantenimento dei figli.
Per quanto riguarda i figli, la regola generale attuale è che ci sia l'affido condiviso, solo nel caso in cui si ritenga che esso possa essere lesivo dell'interesse del minore, si può procedere ad un affido esclusivo.
Deve comunque essere sottolineato che un divorzio giudiziale può essere trasformato in consensuale, nel caso si raggiunga un accordo.



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Separazione Giudiziale - Avv. Stefania Cita



La separazione giudiziale avviene quando solo uno dei due coniugi esprime la volontà di interrompere il vincolo matrimoniale, oppure quando, seppure entrambi abbiano deciso di porre fine al matrimonio, non trovino un accordo per l'affidamento dei figli, la divisione dei beni o la corresponsione dell'assegno di mantenimento o degli alimenti.Il procedimento ha una durata di alcuni anni, ma il ricorso a tale tipo di separazione si rivela necessario in diversi casi. Quando uno dei due coniugi è vittima di violenze, raramente vi è consensualità e il ricorso al procedimento giudiziale non solo consente di porre fine al legame, ma anche di ottenere l'addebito per colpa. La colpa è determinata però anche da altri comportamenti che violino quelli che sono gli obblighi matrimoniali, e dunque la si può far riconoscere anche in caso di ripetuti tradimenti, cessazione della convivenza o mancata assistenza. E' chiaro che il riconoscimento di colpa non è contemplato nella separazione consensuale e neppure nella negoziazione assistita e, chi ritiene di aver visto ledere i propri diritti nell'ambito del matrimonio e desidera farli valere o esserne in qualche modo risarcito, lo può fare attraverso la separazione giudiziale.Il procedimento di separazione giudiziale ha inizio con il ricorso che viene presentato da uno dei due coniugi o da entrambi. Il ricorso, che viene presentato in tribunale, viene redatto da un avvocato con il quale si espone i motivi che hanno portato alla richiesta di separazione. Il Presidente del Tribunale fissa il giorno di comparizione dei coniugi, assistiti dai legali e, dopo aver tentato la riconciliazione, stabilisce la data dell'udienza davanti al giudice istruttore. Se il coniuge convenuto non si presenta, il Presidente del Tribunale, prende le decisioni più urgenti, quali l'affidamento temporaneo dei figli rimandando le altre alle udienze successive.La seconda fase della separazione prevede la comparizione dinnanzi al giudice istruttore, che può anche assumere d'ufficio nuove prove, ed emette la sentenza che riguarda sia la separazione, sia le altre questioni che gli sono state sottoposte. La sentenza può essere impugnata da una delle due parti chiedendone la rivisitazione di un altro giudice


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Famiglie di fatto e minori - Avv. Stefania Cita

La famiglia di fatto è una situazione sempre più frequente in Italia, si calcola che attualmente ci siano oltre un milione di famiglie di fatto, con un boom negli anni successivi al 2007. L'ordinamento fa fatica ad adeguarsi con la creazione di diritti e di riconoscimenti anche per questa tipologia di famiglie. Nonostante il riconoscimento sociale e il riconoscimento di alcuni diritti in sede giurisprudenziale, è opportuno rivolgersi ad un avvocato per siglare dei contratti volti a dirimere questioni economiche, e non solo, per regolare la convivenza, eventuale separazione e diritti patrimoniali in caso di morte di uno dei conviventi, ciò soprattutto nel caso in cui in famiglia siano presenti dei minori da tutelare.
E' bene premettere che attualmente la normativa dispone il medesimo trattamento giuridico tra figli nati in costanza di matrimonio, e quindi legittimi, e figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti, ovvero i figli naturali (legge 219 del 2012), inoltre si applica anche in caso di convivenza il principio della bigenitorialità introdotto nel nostro ordinamento nel 2006 e quindi l'affido condiviso come norma e l'affido esclusivo come fatto eccezionale.
Fatti questi chiarimenti, è bene sottolineare come anche nelle famiglie di fatto al momento della separazione vi è un alto tasso di litigiosità anche perché il convivente economicamente debole rischia di non avere alcuna tutela economica, nonostante l'iniziale progetto comune, inoltre se vi sono dei figli la scelta del genitore collocatario può avere delle conseguenze anche economiche.
Nascono quindi i contratti di convivenza che possono essere qualificati come patti tra privati tesi a regolamentare gli aspetti patrimoniali della famiglia di fatto.
I contratti di convivenza possono disciplinare sia le regole della convivenza, sia regole per un'eventuale separazione. In essi è possibile regolare tutti gli aspetti economici della convivenza e anche doveri di assistenza materiale in caso di malattia. Ogni coppia può liberamente scegliere il contenuto da dare, purché non ci siano clausole contrattuali illegali. Nella maggior parte dei casi si procede ad inserire:
- criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati durante la convivenza;
- destinazione d'uso degli immobili di proprietà o locati;
- suddivisione del patrimonio;
- possono confluire nell'accordo di convivenza anche i diritti ereditari, in modo da ridurre l'incidenza di pretese di eventuali altri parenti;
- nel caso in cui siano presenti dei minori è possibile inserire all'interno del contratto di convivenza anche regole per il mantenimento della prole, per la suddivisione delle spese di istruzione, per la collocazione presso uno dei due conviventi.
Perché è importante stabilire dei contratti di convivenza? I contratti in oggetto pur essendo scritture private, sono redatti alla presenza e con l'aiuto di un avvocato in grado di aiutare la coppia nel momento in cui vi è accordo. Essi hanno pieno valore legale e possono essere fatti valere in giudizio nel momento in cui vi sono delle controversie nella coppia. Questo assicura una riduzione della litigiosità, tutela per la parte economicamente più debole e che magari ha contribuito alla costruzione del patrimonio, senza però poterlo dimostrare con buste paga o dichiarazioni dei redditi.
Questa tutela occorre soprattutto nel caso in cui vi siano dei figli minori che in questo modo possono godere della continuità e di una maggiore serenità che potrebbe essere compromessa nel caso in cui si debba far intervenire il tribunale o addirittura sia sollevato l'intervento degli assistenti sociali. Dirimere in anticipo le potenziali controversie rappresenta un modo per tutelare economicamente i figli minori all'interno di una famiglia di fatto e assicurare il corretto sviluppo psicologico compromesso da eventuali liti.

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Rimborso spese straordinarie del genitore collocatario- Avv.Stefania Cita



Il riparto delle spese straordinarie é materia come noto, molto delicata, perché oggetto di non poche controversie soprattutto nei casi - tutt'altro che infrequenti - di disaccordo fra genitori sulla quantificazione delle spese oggetto degli obblighi di mantenimento.
Per affrontare la materia e cercare di fornire linee guida per la gestione di situazioni tutt'altro che inusuali è intervenuto, attraverso un accordo stipulato fra l'Ordine degli Avvocati di Torino e il competente Tribunale, il Protocollo di Torino del 15.03.2016.In particolare, l'accordo interviene sull'argomento, sotto due profili.
Il primo, potremmo dire, di natura concettuale, nella misura in cui punta a dare una sostanziale definizione di ciò che può o meno rientrare nell'ambito delle spese straordinarie.
Il secondo invece, di carattere operativo, perché introduce delle novità sul piano delle comunicazioni che dovranno intervenire fra ex coniugi per il riconoscimento delle spese stesse.
Quanto alla definizione e alla puntuale individuazione delle spese straordinarie, il testo del protocollo segna una distinzione netta fra le spese cosiddette ordinarie, cioé quelle rientranti nell'assegno di mantenimento e che sono dunque caratterizzate da prevedibilità e conoscibilità; e quelle straordinarie, che al contrario, si differenziano per il loro carattere estemporaneo e pertanto imprevedibili, sia per ciò che concerne il loro valore che la loro natura.
In particolare rispetto a queste ultime, il protocollo compie un'ulteriore differenziazione. Le spese straordinarie infatti, si distingueranno in spese che necessitano del previo consenso di entrambi i genitori e quelle spese, cosiddette "obbligatorie" , per le quali invece, la necessità ne impone l'urgenza, sottraendole quindi al preventivo consenso di entrambi i genitori.
Quanto ai contenuti delle spese straordinarie, ferma restando la legittimità di una riflessione sulla corretta imputazione o meno di alcune voci, alle spese straordinarie, va certamente evidenziato un dato. E cioé che il protocollo si muove in un ambito giuridico che è capace di cogliere, come é connaturato ad ordinamenti moderni, l'evoluzione sociale che ne caratterizza il contesto in cui si inserisce. Si ritrovano infatti, nell'alveo delle spese straordinarie, una serie di costi che leggono il mutare del contesto sociale, riconoscendo quindi un'evoluzione nei costumi e nelle abitudini, dando dignità a spese che vengono considerate, contrariamente a quanto accaduto in passato, meritevoli di divenire oggetto di rilievo e tutela da parte dell'ordinamento. Ciò a beneficio anzitutto dei figli - oltreché ad una più coordinata gestione delle spese fra genitori - che si vedono riconosciute una serie di esigenze fino ad oggi rimesse alla discrezionalità di ex coniugi, rispettivi legali e competenti Tribunali.
La natura temporale - l'urgenza - e quella voluttuaria delle spese straordinarie, sono i criteri che ne rendono di volta in volta necessario l'espressione del consenso o meno.
Fra le spese straordinarie di natura obbligatoria e quindi non necessitanti il consenso di entrambi i genitori, rientrano le spese scolastiche sostenute presso Istituti pubblici. Tasse e libri di testo individuati dal singolo corso di studi all'apertura dell'anno scolastico; spese per il trasporto pubblico e quelle richieste da gite scolastiche senza pernottamento.
Fra le spese extra assegno previste, che non richiedono l'accordo di entrambi i genitori, ci sono inoltre le spese sostenute per la frequenza di corsi extrascolastici - al massimo uno all'anno - le spese di cura degli animali che vivano presso il genitore assegnatario dell'affidamento del minore, nonchè quelle, relative a mezzi di trasporto personale quali i motocicli di cui i minori siano eventualmente i possessori. Sostenibili, senza preventivo accordo, anche le spese previste per la frequentazione di scuole guida finalizzata al conseguimento della patente per la guida di auto o moto.


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    Separazione consensuale - Avv. Stefania Cita

    Quando un matrimonio finisce il primo passo che attende i due coniugi è quello della separazione, consensuale o giudiziale, secondo che si trovi un accordo o meno tra i coniugi per la spartizione dei beni, l'affidamento dei figli e la corresponsione dell'assegno di mantenimento.Il procedimento della separazione consensuale è molto lineare e non pone di solito problemi quando ci si trova in tribunale, ma la vera difficoltà sta nel raggiungere l'accordo che prelude allo scioglimento del vincolo matrimoniale. Per raggiungere un valido accordo, in presenza di patrimoni e prole, non è possibile fare a meno dell'assistenza di un avvocato divorzista/matrimonialista. Solo con un avvocato esperto in separazioni e divorzi si può evitare di arrivare ad una separazione giudiziale lunga e costosa. Lo stesso discorso vale per il divorzio: in entrambi i casi la separazione consensuale ed il divorzio congiunto rappresentanto la soluzione più rapida ed economica. Va ricordato che i coniugi possono incaricare un solo avvocato che verrà poi compensato in modo solidale da entrambi.

    Quando non e' possibile raggiungere un accordo bonario non resta altro che adire la via giudiziale. Si puo'ottenere la separazione/divorzio anche nel caso il conuge non sia d'accordo, in questo caso e'indispensabile la presenza di un avvocato soprattutto al fine di tutelare i diritti del ricorrente o del convenuto. In difetto di una valida e competente assistenza/consulenza legale il coniuge economicamente "debole" sara' inevitabilmente soccombente nei confronti del coniuge economicamente "forte"con prevedibili conseguenze. 

    l parere di un avvocato si può rivelare utilissimo anche dopo l'omologazione della separazione, infatti può accadere che le condizioni economiche o fisiche di uno dei due coniugi mutino drasticamente al punto di dover richiedere una revisione delle condizioni separatorie, diventa quindi necessario trovare un nuovo accordo. In tal caso è necessario rivolgersi ad un avvocato.
       

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    Divisione beni patrimoniali- Avv.Stefania Cita

    Il divorzio genera effetti patrimoniali complessi, per la cui gestione è consigliabile affidarsi alla competenza specialistica di un avvocato, particolarmente in merito alla divisione dei beni, al mantenimento e alla richiesta di addebitoLa principale questione, dal punto di vista patrimoniale, è quella dell'assegnazione della casa cosiddetta coniugale. Si intende, in questo senso, la casa che ha costituito, durante la convivenza matrimoniale, il centro di aggregazione della famiglia. Si escludono, pertanto, eventuali seconde case o altri immobili, che rientrano, invece, nella divisione dei beni. La legge tutela prioritariamente la posizione dei figli, pertanto, se ve ne sono, la casa viene assegnata al genitore che convive stabilmente con loro (in caso di affidamento condiviso) o affidatario (in caso di affido esclusivo). In assenza di figli, il coniuge non proprietario non avrebbe, in genere, diritto ad ottenere la casa. La maggioranza dei giudici ritiene oggi che la casa coniugale non possa essere assegnata alla parte debole, neanche in forma di mantenimento qualora i rapporti economici tra i coniugi siano sbilanciati. Tuttavia, la questione resta controversa, poiché si registrano ancora casi in cui, dietro esplicita richiesta del coniuge debole, la casa viene di fatto ad esso assegnata, anche senza figli. In caso di locazione, se la separazione è di tipo giudiziale e l'assegnatario non è anche intestatario del contratto, subentra al coniuge; nelle separazioni consensuali, invece, il subentro deve essere concordato tra le parti.  Passiamo alla divisione degli altri beni. Bisogna innanzitutto fare riferimento al regime patrimoniale scelto al momento del matrimonio. Se i coniugi avevano adottato la comunione dei beni, in sede di separazione, ciascuno mantiene i beni personali o ricevuti in donazione, tutti gli altri vengono divisi in quote uguali. In regime di separazione dei beni, invece, il primo passo è l'individuazione dei beni esclusivi di ognuno, per tutti i rimanenti deve essere provato l'autore dell'acquisto. Nel caso in cui ciò non sia possibile, si procede alla divisione per quote uguali, fatta salva la possibilità, per il coniuge che si ritenga privato di un bene di sua proprietà, di avviare un'azione giudiziale di rivendicazione.  Problematica molto ampia ed articolata è anche quella relativa al mantenimento. I figli minori o maggiori economicamente non autosufficienti hanno diritto al mantenimento anche da parte del genitore non convivente. La richiesta di mantenimento per il figlio minore è presentata dal genitore convivente in sede di separazione o divorzio; il figlio maggiorenne può inoltrare anche personalmente la domanda, ma non nella stessa sede.  Effetti patrimoniali si riscontrano anche nel caso di addebito della separazione. L'addebito è una formula di giudizio che imputa la colpa della separazione ad uno dei coniugi. Deve essere richiesto esplicitamente; non viene, cioé, pronunciato, se non vi è stata una specifica domanda di parte. Si fonda sul principio di causalità tra l'intollerabilità della convivenza e l'evento addebitato. In altre parole, affinché la separazione venga addebitata ad una delle parti, bisogna dimostrare che la stessa si è resa responsabile del comportamento che ha determinato l'impossibilità di continuare la convìvenza. Possono essere cause di addebito la violenza fisica e morale, l'assenza di rapporti affettivi e sessuali, il tradimento. L'addebito ha conseguenze di tipo economico. Il coniuge al quale viene addebitata la separazione non ha diritto al mantenimento, ovvero ad un contributo da parte del coniuge- evidentemente più forte dal punto di vista economico- finalizzato alla conservazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio. Non perde, però, il diritto agli alimenti, ovvero al sostegno economico necessario per garantirgli la sola sussitenza (in caso di oggettivo bisogno) e non anche il tenore di vita abituale. Ovviamente il coniuge riconosciuto reponsabile della separazione rimane nell'obbligo di mantenere i figli secondo quanto stabilito dal giudice.  Come si evince dalla sintesi sopraesposta, tutta la materia patrimoniale nel divorzio è intricata e richiede grande attenzione soprattutto nella fase di definizione degli accordi tra le due parti. Un buon accordo comporta soddisfazione per entrambe, diminuzione della conflittualità e migliori rapporti interpersonali, a tutto vantaggio dei soggetti coinvolti e dei figli in particolare. Sebbene la legge consenta, nelle separazioni consensuali, anche le soluzioni fai da te, sono evidenti le ragioni per preferire l'assistenza di un avvocato che garantisca un fondamentale supporto nelle scelte e nelle procedure.

    AVV. STEFANIA CITA C.SO SAVONA N. 10-MONCALIERI-TO.
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    Affidamento Minori-Avv. Stefania Cita

    Separazione e divorzio, in presenza di figli, costituiscono una materia molto delicata. Con legge del 2006 il legislatore ha ribadito il principio in base al quale i figli minori devono    poter mantenere un rapporto equilibrato e regolare con entrambi i genitori ed ha previsto le diverse fattispecie relative all'affidamento. L'opzione prioritaria è l'affidamento condiviso ovvero la possibilità che i minori vengano affidati ad entrambi i genitori. La legge parla anche dell'affido alternato, che si configura quando il minore vive a fasi alterne prestabilite con il padre e con la madre, e di affido esclusivo, che si ha quando, per ragioni di tutela del minore, questi viene affidato solo ad uno dei genitori.  Altra questione spinosa è quella relativa al mantenimento economico. Di norma il genitore non convivente in modo stabile è tenuto a versare un assegno mensile per contribuire alle spese ordinarie per il figlio minorenne, ma è obbligato a contribuire anche alle spese straordinarie, come quelle sanitarie, scolastiche e del tempo libero. Il giudice può stabilire un contributo anche a beneficio del figlio maggiorenne che non sia ancora autosufficiente dal punto di vista economico. L'obbligo persiste anche nel caso in cui questi protragga gli studi e può essere ritoccato in relazione alle accresciute necessità del figlio o alle aumentate possibilità reddituali del genitore.  Non meno rilevante il tema dell'assegnazione della casa. Oggi l'orientamento prevalente è l'affido condiviso, pertanto la casa coniugale viene assegnata non al genitore affidatario (salvo affido esclusivo), bensì al genitore con cui i figli, sia minori che maggiori non indipendenti, convivono prevalentemente, che è solitamente la madre.  Normalmente gli accordi tra i coniugi che vogliono separarsi sono definiti con la mediazione di un avvocato.
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    La separazione coniugale è un evento traumatico per i  coniugi in special modo nel caso in cui vi siano dei figli. Ciò succede  soprattutto perché nella maggior parte dei casi i coniugi non sono nella  stessa posizione in quanto uno dei due ha una volontà predominante  rispetto all'altra parte che, invece, subisce la separazione. Questa  diversità genera un'elevata conflittualità dei coniugi che si ripercuote  sui figli, questi nella maggior parte dei casi tendono anche a sentirsi  colpevoli. Un avvocato esperto in diritto di famiglia può aiutare i coniugi nell'affrontare questa delicata fase in  cui si deve cercare un equilibrio rispetto alla elevata conflittualità. Un avvocato esperto in diritto di famiglia, dopo aver valutato attentamente i  bisogni di entrambi i coniugi, potrà suggerire le soluzioni più adeguate e,  se dal matrimonio sono nati dei figli, la sua presenza sarà indispensabile. Vanno infatti stabilite le modalità di affidamento e di  visita della prole che deve essere tutelata e non danneggiata in alcun  modo dalla decisione dei genitori di porre fine al loro matrimonio. Tra  l'altro, in presenza di figli, il tribunale che deve omologare la  separazione consensuale può modificare l'accordo tra i coniugi  nell'interesse della prole. Senza il parere di un avvocato  esperto si corre il rischio di prendere decisioni che il tribunale non  considererà idonee e che potrà rettificare a sua discrezione  scontentando entrambe le parti. Sarà, inoltre, necessario il parere in conseguenza della Legge n. 54/2006 entrata in 7vigore il 16 marzo 2006, legge che ha introdotto l’affido condiviso. La legge ha disciplinato in modo differente, rispetto al passato, i rapporti tra i genitori ed i figli conseguenti alla separazione o divorzio. L’innovazione consiste nel principio generale l’affidamento dei figli ad entrambi i genitori e non più ad un solo. Sarà pertanto necessario regolamentare i tempi e le modalità di visita / presenza dei figli presso ciascun genitore e determinare la misura con cui ciascuno di essi dovrà contribuire al loro mantenimento, cura e istruzione.Per  la separazione consensuale, viste le difficoltà a cui vanno  incontro i due coniugi per stabilire un accordo in presenza di prole, non è possibile fare a meno dell'assistenza di un avvocato esperto in diritto di famiglia. 

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