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DIVISIONE BENI PATRIMONIALI - Avv. Stefania Cita

Il divorzio genera effetti patrimoniali complessi, per la cui gestione è consigliabile affidarsi alla competenza specialistica di un avvocato, particolarmente in merito alla divisione dei beni, al mantenimento e alla richiesta di addebitoLa principale questione, dal punto di vista patrimoniale, è quella dell'assegnazione della casa cosiddetta coniugale. Si intende, in questo senso, la casa che ha costituito, durante la convivenza matrimoniale, il centro di aggregazione della famiglia. Si escludono, pertanto, eventuali seconde case o altri immobili, che rientrano, invece, nella divisione dei beni. La legge tutela prioritariamente la posizione dei figli, pertanto, se ve ne sono, la casa viene assegnata al genitore che convive stabilmente con loro (in caso di affidamento condiviso) o affidatario (in caso di affido esclusivo). In assenza di figli, il coniuge non proprietario non avrebbe, in genere, diritto ad ottenere la casa. La maggioranza dei giudici ritiene oggi che la casa coniugale non possa essere assegnata alla parte debole, neanche in forma di mantenimento qualora i rapporti economici tra i coniugi siano sbilanciati. Tuttavia, la questione resta controversa, poiché si registrano ancora casi in cui, dietro esplicita richiesta del coniuge debole, la casa viene di fatto ad esso assegnata, anche senza figli. In caso di locazione, se la separazione è di tipo giudiziale e l'assegnatario non è anche intestatario del contratto, subentra al coniuge; nelle separazioni consensuali, invece, il subentro deve essere concordato tra le parti.  Passiamo alla divisione degli altri beni. Bisogna innanzitutto fare riferimento al regime patrimoniale scelto al momento del matrimonio. Se i coniugi avevano adottato la comunione dei beni, in sede di separazione, ciascuno mantiene i beni personali o ricevuti in donazione, tutti gli altri vengono divisi in quote uguali. In regime di separazione dei beni, invece, il primo passo è l'individuazione dei beni esclusivi di ognuno, per tutti i rimanenti deve essere provato l'autore dell'acquisto. Nel caso in cui ciò non sia possibile, si procede alla divisione per quote uguali, fatta salva la possibilità, per il coniuge che si ritenga privato di un bene di sua proprietà, di avviare un'azione giudiziale di rivendicazione.  Problematica molto ampia ed articolata è anche quella relativa al mantenimento. I figli minori o maggiori economicamente non autosufficienti hanno diritto al mantenimento anche da parte del genitore non convivente. La richiesta di mantenimento per il figlio minore è presentata dal genitore convivente in sede di separazione o divorzio; il figlio maggiorenne può inoltrare anche personalmente la domanda, ma non nella stessa sede.  Effetti patrimoniali si riscontrano anche nel caso di addebito della separazione. L'addebito è una formula di giudizio che imputa la colpa della separazione ad uno dei coniugi. Deve essere richiesto esplicitamente; non viene, cioé, pronunciato, se non vi è stata una specifica domanda di parte. Si fonda sul principio di causalità tra l'intollerabilità della convivenza e l'evento addebitato. In altre parole, affinché la separazione venga addebitata ad una delle parti, bisogna dimostrare che la stessa si è resa responsabile del comportamento che ha determinato l'impossibilità di continuare la convìvenza. Possono essere cause di addebito la violenza fisica e morale, l'assenza di rapporti affettivi e sessuali, il tradimento. L'addebito ha conseguenze di tipo economico. Il coniuge al quale viene addebitata la separazione non ha diritto al mantenimento, ovvero ad un contributo da parte del coniuge- evidentemente più forte dal punto di vista economico- finalizzato alla conservazione del tenore di vita goduto durante il matrimonio. Non perde, però, il diritto agli alimenti, ovvero al sostegno economico necessario per garantirgli la sola sussitenza (in caso di oggettivo bisogno) e non anche il tenore di vita abituale. Ovviamente il coniuge riconosciuto responsabile della separazione rimane nell'obbligo di mantenere i figli secondo quanto stabilito dal giudice.  Come si evince dalla sintesi sopraesposta, tutta la materia patrimoniale nel divorzio è intricata e richiede grande attenzione soprattutto nella fase di definizione degli accordi tra le due parti. Un buon accordo comporta soddisfazione per entrambe, diminuzione della conflittualità e migliori rapporti interpersonali, a tutto vantaggio dei soggetti coinvolti e dei figli in particolare. Sebbene la legge consenta, nelle separazioni consensuali, anche le soluzioni fai da te, sono evidenti le ragioni per preferire l'assistenza di un avvocato che garantisca un fondamentale supporto nelle scelte e nelle procedure.

AVV. STEFANIA CITA
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