Passa ai contenuti principali

ADDIO AL MANTENIMENTO DEL CONIUGE - Avv. Stefania Cita

Il tema relativo al mantenimento del coniuge dopo la separazione ha subìto recentemente delle modifiche in sede giurisprudenziale. La disciplina originale, contenuta all’interno del codice civile, è stata rivisitata dai giudici della Corte di Cassazione che, dopo opportune valutazioni e perizie relative al caso di specie, sono giunti al principio oggi riconosciuto e applicato. Ma che cosa esattamente è cambiato rispetto a prima? A seguire verranno illustrate le principali differenze.
In primo luogo, occorre precisare che la disciplina codicistica è contenuta, con esattezza, nell’art. 156, rubricato sotto la dicitura “effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi”. Il contenuto di detta norma si rifà in primis al compito del giudice che, al momento della pronuncia della separazione, stabilisce, a beneficio del coniuge a cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario per il mantenimento, qualora non abbia a disposizione un proprio reddito consono e adeguato. Per quanto riguarda il quantum della somma, si noti che essa viene calcolata in base alle circostanze e ai cespiti che compongono il reddito dell’obbligato, in modo tale che risulti un importo equo e proporzionato. In ogni caso, resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti.
 La ratio del legislatore del 1942, ovvero lo scopo della disposizione sopraindicata risiede nella tutela effettiva della parte debole nella coppia
La recente pronuncia della Corte di Cassazione conta un precedente sul tema nella sentenza di Cassazione 11504/2017 (la cosiddetta sentenza Grilli). Arriviamo così alla sentenza 6663/2018: Per prima cosa i giudici hanno statuito che il principio del tenore di vita, recepito in forma pecuniaria dalla parte più debole nel rapporto, non si applica più all’interno dell’assegno divorzile come indice di liquidazione: esso va riconosciuto solamente al coniuge “non autosufficiente”. Qualora, al contrario, riesca di per sé ad occuparsi del mantenimento non ne avrà il diritto. La massima che si può dunque ricavare dall’ultima sentenza in tema di mantenimento del coniuge è incentrata maggiormente sulla durata della “funzione assistenziale” del matrimonio: essa entra in gioco solo quando uno dei coniugi si trovi in difficoltà economiche e morali, così come l’assegno di mantenimento. Da ultimo, risulta utile precisare che con la separazione legale il vincolo non viene meno; cessa definitivamente con la pronuncia di divorzio. 
Lo Studio Legale - Avvocato Divorzista Stefania Cita - promuove  azioni per la modifica delle condizioni di separazione e divorzio, al fine della revoca dell'assegno di mantenimento, anche con il Patrocinio a spese dello Stato



AVV. STEFANIA CITA
C.SO SAVONA N. 10-10024-MONCALIERI-TO
Tel. 0116406134 -Mobile 3398052030
NUMERO VERDE - 800.030.198
E-MAIL: stefaniacita@libero.it

Post popolari in questo blog

IL MINORE CHE NON VUOLE VEDERE IL GENITORE NON COLLOCATARIO - Avv. Stefania Cita

La disciplina relativa all'affidamento dei figli in caso di separazione dei genitori ha subito negli anni una vera rivoluzione. Ad oggi, in virtù della legge 54 del 2006, è previsto che il regime ordinario sia quello dell'affidamento condiviso con collocamento del minore presso uno dei genitori. Per i grandi minori è prevista anche l'audizione degli stessi al fine di determinare con quale dei due vuole convivere. Problemi possono sorgere quando il minore rifiuta di vedere il genitore non collocatario. Cosa fare in questo caso?

Le disposizioni normative da tenere in considerazione sono diverse, ma non sono l'unico punto di riferimento, infatti, in materia anche la giurisprudenza ha una certa rilevanza. L'articolo 337 del Codice Civile stabilisce il diritto del figlio ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, ma la cosa si complica se il figlio non vuole vedere uno dei genitori e manifesti malessere. In tali casi è necessario capire qual…

ASPETTI PATRIMONIALI - Avv. Stefania Cita

Il divorzio genera effetti patrimoniali complessi, per la cui gestione è consigliabile affidarsi alla competenza specialistica di un avvocato, particolarmente in merito alla divisione dei beni, al mantenimento e alla richiesta di addebito.  La principale questione, dal punto di vista patrimoniale, è quella dell'assegnazione della casa cosiddetta coniugale. Si intende, in questo senso, la casa che ha costituito, durante la convivenza matrimoniale, il centro di aggregazione della famiglia. Si escludono, pertanto, eventuali seconde case o altri immobili, che rientrano, invece, nella divisione dei beni. La legge tutela prioritariamente la posizione dei figlipertanto, se ve ne sono, la casa viene assegnata al genitore che convive stabilmente con loro (in caso di affidamento condiviso) o affidatario (in caso di affido esclusivo). In assenza di figli, il coniuge non proprietario non avrebbe, in genere, diritto ad ottenere la casa. La maggioranza dei giudici ritiene oggi che la casa con…

SEPARAZIONE GIUDIZIALE - Avv. Stefania Cita

Laseparazione giudizialeavvienequando solo uno dei due coniugiesprime la volontà di interrompere il vincolo matrimoniale, oppure quando, seppure entrambi abbiano deciso di porre fine al matrimonio, non trovino un accordo per l'affidamento dei figli, la divisione dei beni o la corresponsione dell'assegno di mantenimento o degli alimenti.Il procedimento ha una durata di alcuni anni, ma il ricorso a tale tipo di separazionesi rivela necessario in diversi casi. Quando uno dei due coniugi è vittima di violenze, raramente vi è consensualità e il ricorso al procedimento giudiziale non solo consente di porre fine al legame,ma anche di ottenere l'addebito per colpa.La colpa è determinata però anche da altri comportamenti che violino quelli che sono gli obblighi matrimoniali, e dunque la si può far riconoscere anche in caso di ripetuti tradimenti, cessazione della convivenza o mancata assistenza.E' chiaro che il riconoscimento di colpa non è contemplato nella separazione consens…