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IL MINORE CHE NON VUOLE VEDERE IL GENITORE NON COLLOCATARIO - Avv. Stefania Cita


La disciplina relativa all'affidamento dei figli in caso di separazione dei genitori ha subito negli anni una vera rivoluzione. Ad oggi, in virtù della legge 54 del 2006, è previsto che il regime ordinario sia quello dell'affidamento condiviso con collocamento del minore presso uno dei genitori. Per i grandi minori è prevista anche l'audizione degli stessi al fine di determinare con quale dei due vuole convivere. Problemi possono sorgere quando il minore rifiuta di vedere il genitore non collocatario. Cosa fare in questo caso?

Le disposizioni normative da tenere in considerazione sono diverse, ma non sono l'unico punto di riferimento, infatti, in materia anche la giurisprudenza ha una certa rilevanza. L'articolo 337 del Codice Civile stabilisce il diritto del figlio ad avere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, ma la cosa si complica se il figlio non vuole vedere uno dei genitori e manifesti malessere. In tali casi è necessario capire qual è l'interesse preminente del minore. Ovviamente il genitore non collocatario avrà interesse a far valere questo diritto del minore e di conseguenza deve rivolgersi al tribunale affinché adotti dei provvedimenti idonei a ristabilire l'equilibrio. Nella maggior parte dei casi il genitore non collocatario si rivolge al giudice assumendo che l'altro genitore ha un comportamento denigratorio nei propri confronti e di conseguenza questo genera il rifiuto del minore di frequentarlo. Solitamente quando viene accertata una tale condotta il giudice fissa dei paletti utili a ricreare equilibrio tra i genitori, magari prescrivendo una supervisione dei servizi sociali affinché accertino che entrambi gli ex coniugi stiano seguendo un percorso volto a ritrovare un equilibrio come genitori. Nel caso in cui un genitore abbia un comportamento alienante nei confronti del'altro è possibile anche la condanna al risarcimento dei danni. (sentenza C. Cassazione 6790/2016)

Non sempre però le cose vanno in questo modo. Ad esempio è doveroso ricordare il provvedimento adottato dal tribunale di Torino il 4 aprile del 2016. Il caso è del tutto simile all'ipotesi vista in precedenza. La figlia minore non vuole vedere il padre con la frequenza stabilita dal giudice in sede di separazione tra i coniugi. Il padre lamenta un atteggiamento denigratorio della ex moglie e di conseguenza chiede che il tribunale nomini uno psicologo per valutare l'origine di tale rifiuto. Il tribunale dopo aver sentito la minore, ha però deciso che non vi erano gli estremi per la nomina di un CTU al fine di valutare un eventuale comportamento denigratorio della madre. Stabilisce inoltre che spetti proprio alla figlia decidere quando vedere il padre.

Non è questo l'unico provvedimento in materia, infatti, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 20107 del 07-10-2016 ha sollevato il minore dall'obbligo di vedere il genitore. La motivazione risiede nel fatto che lo stesso si era sentito trascurato dal padre che nel passato aveva saltato le visite e si era limitato a sporadiche telefonate e ad inviare messaggi. Non solo, il minore in questo caso ha anche rifiutato un percorso di riavvicinamento e gli ermellini hanno sostenuto tale scelta statuendo che sarebbe controproducente costringere un minore ad un percorso di riavvicinamento.

Emerge dalle sentenze che la valutazione dei provvedimenti da adottare spetti caso per caso al giudice investito della questione, che dovrà analizzare a fondo le motivazioni per stabilire il percorso idoneo a risanare gli equilibri familiari.


AVV. STEFANIA CITA
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